Ah, la primavera, che magnifico periodo dell’anno. Gli uccellini cinguettano, i turisti tedeschi iniziano a invadere la mia isola e le femministe, vedendo che le donne portano abiti più succinti e che gli uomini hanno la faccia tosta di guardarle, subito suonano l’allarme e si lanciano in seriosissime tiritere contro la rozzezza e l’indelicatezza dell’universo genere maschile. E’ fantastico.
Mi riferisco nello specifico al post di una ragazza americana che si intitola “Perché non si dovrebbe dire a quella ragazza sconosciuta che è bona in mezzo alla strada”. Lo potete trovare qui. L’autrice, che correda il blog con il suo smagliante ed allegro sorriso si descrive come atea, femminista, progressista e aspirante psicologa. Mi è venuta voglia di scrivere qualcosa su quelle considerazioni perché le ho lette divertendomi di gusto: trovo che si tratti delle idee tra le più maschiliste, reazionarie, bigotte e psicologicamente superficiali che si possano trovare al momento.
Ora, premetto che in realtà sono d’accordo con quello che immagino sia il punto di partenza delle considerazioni di questa giovine: il fatto che non è gradevole subire insistenze, che è imbarazzante sentire commenti volgari o espressi in modo volgare, che insomma esiste la buona educazione e che non rispettarla può creare disagio a chiunque, e quindi anche alle donne per strada. Tutto questo ovviamente è così banale (e non legato esclusivamente al genere femminile) da non poter essere oggetto di un post, peraltro piuttosto lungo. Così la nostra prode eroina corregge il tiro e si imbarca in una spiegazione più complessa: l’obiettivo del suo intervento è spiegare ai ragazzi perché non dovrebbero fare complimenti alle ragazze per strada, indipendentemente dal modo in cui lo fanno.
Sintetizzo le sue posizioni qui di seguito, commentandole velocemente:
1) Il post parte dal presupposto che gli uomini siano “in buona fede”, e che quindi facciano complimenti a caso alle ragazze non perché vogliono provarci o perché sono attratti da loro (orrore!!!!) ma perché vogliono rassicurarle sul loro aspetto fisico.
Qui già è sottintesa la bigotteria implicita di questa donna. L’apparente concessione iniziale (“Non sto mica pensando che voi fate i complimenti perché avete impulsi sessuali!”) nasconde in modo piuttosto goffo l’idea che sia già solo il fatto di essere oggetto di desiderio a costituire una forma di sottomissione da parte della donna. Qui non si parla di “modi”, non si parla di volgarità né di insistenza: se sei attratto da una ragazza e glielo dici, allora sei fondamentalmente un maiale maschilista a prescindere dalla tua educazione e dalle tue maniere. Ovviamente all’autrice non passa minimamente per la testa che i complimenti per strada, i corteggiamenti, gli approcci di qualsiasi genere sono il risultato del fatto che le donne non possono più essere cedute dai genitori a delle specie di acquirenti, del fatto insomma che una ragazza oggi può scegliere. In sostanza: è ovvio che se fai un complimento ad una ragazza per strada, o è perché sei attratto da lei o è perché sei davvero strano (e in quel caso pericoloso). Il punto è che non vedo davvero il problema di questo atteggiamento, laddove è piuttosto chiaro l’inghippo della posizione di questo articolo, e cioè l’identificazione (reazionaria e superficiale) di sesso, discriminazione e sfruttamento.
2) Per quanto esista un modo non volgare e “strano” di fare complimenti alle sconosciute, c’è comunque una grande probabilità che una ragazza si senta in imbarazzo lo stesso. Questo a causa della società che le ha insegnato, tramite molti esempi di ragazzi volgari e violenti, che subire un complimento e non rispondere con civetteria significa automaticamente essere insultata.
Questa è la considerazione più sensata e condivisibile del post, se non fosse che anche qui traspaiono le strane idee di chi l’ha scritta. Tralasciando il fatto che rimane l’astrazione fondamentale (ripeto, è ovvio che se fai un complimento ad una ragazza è perché sei attratto da lei), quello che non mi piace è il fatto che la “lotta di genere” piuttosto che combattere contro le ipostatizzazioni, contro il fatto che si predetermini cioè il carattere e il modo di essere della “Femmina” a prescindere dai singoli individui, abbia creato al contrario una nuova ipostatizzazione di genere, all’interno della quale i gusti della donna sono ridotti a quelli che un certo tipo di società maschilista e bigotta ha voluto far passare: la Donna è un tenero fiorellino delicato che ha bisogno della tutela della società e degli uomini illuminati, e soprattutto non ha desideri né impulsi sessuali. Francamente, dal momento che si escludono a priori quei casi di semplice maleducazione sopra menzionati, trovo che sia un dato psicologico banale il fatto che la stessa cosa può essere molestia sessuale o un fichissimo complimento a seconda di chi la dice. Insomma, che “il mittente è il messaggio” è una verità bipartisan, che vale per rapporti interpersonali di qualsiasi genere.
3) L’idea che le ragazze abbiano bisogno dei complimenti degli uomini per sentirsi sicure significa innanzitutto che gli uomini pensano di avere un qualche diritto di giudicare il loro aspetto, e che quindi credano che in qualche modo il corpo femminile sia di loro proprietà, a loro indirizzato, che le donne insomma stiano lì per loro. Dall’altro lato, questa insicurezza non si combatte con complimenti, ma facendo in modo che le ragazze lottino per rompere gli assurdi standard estetici che la società (malvagia) impone loro.
Una cosa del genere, scritta oggi, è quantomeno curiosa. Viviamo in un contesto sociale nel quale gli uomini sono sempre più sottoposti a criteri estetici stringenti, in cui i divi del cinema, i modelli, le linee di abbigliamento e di trucco (!!!) da uomo delineano un’immagine molto nitida di come un uomo deve essere per piacere alle donne. Storicamente, ogni cultura è accompagnata da determinati canoni estetici e fisici, e non vedo come questo possa essere un problema; mi sembra anche, nonostante le evidenti differenze di proporzione, che nella nostra società la moda abbia assicurato un certo “pluralismo” estetico, la possibilità per diversi tipi fisici e culturali di considerarsi adeguati esteticamente. Insomma, anche qui mi sembra che alla base delle considerazioni ci sia da un lato questo bigottismo asessuato che nemmeno i più fervidi cattolici, dall’altro quel fastidioso democraticismo estetico che davvero mi preoccupa, e che si scaglia a prescindere contro l’idea che alcuni possano essere considerati belli e altri brutti, così come a livello sociale alcuni possano essere considerati intelligenti e altri stupidi.
4) L’idea che indossare vestiti succinti autorizzi gli uomini a pensare che una ragazza cerchi attenzione è maschilista e morbosa, dal momento che una ragazza può indossare abiti succinti anche perché “le piacciono”, o perché “fa caldo”, o perché “si vuole abbronzare”.
Qui entra nuovamente in gioco quell’astrazione di cui ho parlato prima. Non si parla mai delle donne, ma c’è “la Donna”, questo curioso animale asessuato che è sempre vittima delle pressioni sociali, che non ha mai desideri, mai preferenze, e che è Donna con la “D” maiuscola solo quando non fa del sesso uno degli aspetti “attivi” della sua vita. In sostanza, si reintroduce sotterreaneamente quella distinzione maschilista tra Sante e Puttane che le femministe stesse avevano fatto tanto per eliminare. L’autrice riconosce agli uomini l’influenza della società, il fatto quindi che si facciano sobillare nei propri gusti sessuali dalla pubblicità e dal mondo dello spettacolo, e tuttavia non riconosce lo stesso tipo di influenza nei confronti delle ragazze, il fatto quindi che “sotto sotto” se una ragazza si veste scollata è anche per determinate influenze che la portano a voler essere più attraente e più sexy. Sia detto per inciso: NO, l’insicurezza delle ragazze non nasce dal fatto che la società impone loro modelli estetici assurdi, ma dal fatto che chi non è adeguato a questi modelli teme di non essere attraente. Di nuovo, qui il problema fondamentale sta nel considerare l’erotismo e l’attrazione sessuale tra i due generi come un elemento maschilista e socialmente indotto invece che naturale. Boh, i pavoni saranno maschilisti.
Da questi punti fondamentali arriva la fantastica conclusione: “In un mondo perfetto si potrebbe dire ad una ragazza che è bona e lei si limiterebbe a sorridere e ringraziare, perché non ci sarebbe una storia millenaria di donne usate e abusate carnalmente dagli uomini, non ci sarebbe l’idea che la bellezza femminile sia per gli uomini, non ci sarebbero standard estetici pazzeschi. Fare un complimento ad una donna sul suo aspetto fisico sarebbe come fare dei complimenti ad una persona sulla sua bicicletta o sulle sue scarpe o sul colore dei suoi capelli; tutto ciò non porterebbe il fardello che porta in questo mondo”.
Visto? In un mondo in cui i corpi femminili sono come oggetti inanimati, tutto funziona a meraviglia. Avevo un sacco di cose da dire su questa conclusione, che mi sembra davvero splendida, ma dopo tutto quello che ho scritto mi sa che parla da sola.
Viva le biciclette!!!!